Di tutti i crimini neri che l'uomo commette contro il Creato, la vivizezione è il più nero. (Mahatma Gandhi)
Factory farms are hellholes worldwide. They are all the same on the four continents, exactly like KFC’s or McDonald’s—if you’ve seen one, you’ve seen them all.
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2008-12-13

California: una vittoria per gli animali, in prospettiva

Sempre più la California si qualifica  come uno degli stati più «verdi» degli USA. A novembre un referendum ha decretato con una grandissima maggioranza la fine di alcune delle pratiche più indegne nell’allevamento industriale (12/12/08) 

63,3% contro 36,7% è un margine di vittoria che non lascia spazio a discussioni. Con questo risultato la «Proposition 2» pone fine alla pratica di isolare i cuccioli di maiale e mucca e di detenere le galline ovaiole in gabbie così piccole da impedirne qualsiasi movimento. Sarà obbligatorio garantire che tutti gli animali possano stare in piedi, girarsi e distendere le proprie zampe. Il tutto a partire dal Gennaio 2015 e con sei anni di tempo per adeguarsi.

Si tratta certamente di un successo, ma noi europei restiamo sbigottiti per i tempi e i «diritti fondamentali» garantiti: gli USA sono certamente più indietro di quanto non sia l’Europa per quanto riguarda la tutela degli animali d’allevamento. Eppure questo «Proposition 2» è considerata come «il più ambizioso referendum a tutela degli animali mai lanciato negli USA».

Altri Stati sembrano essere orientati nella stessa direzione. Colorado e Arizona stanno eliminando le gabbie di gestazione e per i vitelli mentre Florida e Oregon hanno misure simili per le gabbie di gestazione. A questo corrisponde anche un crescente impegno delle aziende. Sia la statunitense Smithfield Woods (il più grande allevatore mondiale di maiali) che Maple Leaf (maggior allevatore canadese) stanno eliminando le gabbie di gestazione.  La American Veal Association ha votato una mozione che chiede a tutta l’industria dell’allevamento bovino di eliminare le gabbie per i vitelli.

In Europa le gabbie in batteria per i polli dovranno scomparire entro il 2012 e le gabbie di gestazione entro il 2013 mentre le gabbie per i vitelli sono già vietate. A livello nazionale, sono parecchi i paesi europei che hanno posto delle norme a tutela degli animali ancora più rigide di quelle comuni.

Fonte: tutelafauna.it

Conosci le tue uova?

Quali sostanze nutrizionali potranno mai fornire delle uova prodotte all'interno di veri e propri lager per animali?
Per la salute e il rispetto del mondo animale, fai molta attenzione al codice riportato!

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Oggi il 90% delle uova in Italia è ottenuto da galline IMPRIGIONATE A "VITA" negli allevamenti in batteria, in gabbie di metallo, così PICCOLE DA NON RIUSCIRE NEANCHE A MUOVERE LE ALI, che dovrebbero essere eliminate o notevolmente ampliate e modificate a partire dal 2012, secondo quanto stabilito da una normativa dell'Unione Europea.

Un codice alfa numerico identifica ogni uovo:
il primo numero Indica la tipologia di allevamento

0 = biologico (1 gallina per 10 metri quadrati su terreno all'aperto, con vegetazione)

1 = all'aperto (1 gallina per 2,5 metri quadrati su terreno all'aperto, con vegetazione)

2 = a terra (7 galline per 1 metro quadrato su terreno COPERTO di PAGLIA 0 SABBIA) - CAPANNONI PRIVI DI FINESTRE e luce sempre accesa!

3 = IN GABBIA (25 GALLINE PER METRO QUADRATO IN POSATOI CHE OFFRONO 15 CM . PER GALLINA) - UNA SCATOLA Di SCARPE PER TUTTA LA LORO VITA  

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A terra dentro capannoni

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In gabbia dentro capannoni

Le seconde due lettere indicano il paese di provenienza o codice dello stato (1T" Italia).
Le tre cifre successive indicano il codice ISTAT dei comune dove è ubicato l’allevamento e le due lettere vicine la provincia di produzione.
Un numero progressivo di tre cifre consente di identificare in modo univoco l'allevamento di provenienza in cui la gallina ha deposto l'uovo.
Può essere, inoltre, aggiunta una lettera (A..2) in coda al numero distintivo per l'identificazione dei singoli branchi di galline ovaiole o dei diversi locali dell'allevamento nei quali esse "soggiornano".
Numerose ricerche hanno evidenziato un maggiore contenuto di acido folico e di vitamina B2 nelle uova provenienti da galline allevate all'aperto, rispetto a quelle ottenute in allevamenti intensivi.

NON ACQUISTATE UOVA CODICE “2” e “3”

Fonte: Disinformazione.it

I rischi nel mangiare carne

Dottor George Clements – “Scienza & Salute”, giugno 1989

“Io non mangerò mai più carne finché il mondo esiste”. I Cor. 8:13.
"L'estrema avversione che alcuni adulti e molti bambini mostrano nei confronti della carne di ogni tipo, è attribuita da Fitch ad una tendenza atavica, cioè alla sopravvivenza dell'istinto primitivo dei nostri antenati preistorici che non mangiavano carne” - (J. H. Kellog, M.D., editore Buona Saluto).
"E' stata notata l'enorme quantità di morti in America dovuta al morbo di Bright. Non ho più dubbi che la dieta ricca di carne rovini i reni, specialmente considerando gli esperimenti dei dr. Newburgh, i quali provano che possiamo, con certezza matematica, produrre il morbo di Bright anche nei topi, mettendoli a dieta con molta carne” - (M. Hindhede, M.D., Commissario della Sanità in Danimarca),

La carne è stata a lungo sospettata di essere un cibo povero. Un'ampia esperienza sta provando che il sospetto è fondato. L'avvertimento di solito era: mangia meno carne. Ora è: non mangiare la carne.
Gli uomini un tempo credevano che la carne fosse necessaria per produrre sangue. Ora è noto che la frutta fresca, le bacche e le verdure forniscono il corpo di materiale migliore di quello che danno le migliori bistecche.

Il brodo di manzo è stato a lungo considerato un valido tonico e stimolante, quasi indispensabile per i malati deboli. Ora è noto che è vero il contrario. Secondo un eminente medico francese, il brodo di manzo è una «vera soluzione di veleni». Il dottor Austin Flint, dei Bellevue Hospital College, uno dei più importanti medici d'America, fece un'analisi chimica dei brodo di manzo, e scoprì che il risultato era praticamente lo stesso di un'analisi dell'urina.
E' inevitabile che sia così, perchè il brodo di manzo, il brodo di carne, il brodo di pollo, il bollito e gli estratti di carne di tutti i tipi sono dei veri e propri tessuti disintegrati, preparati artificialmente, proprio come l'urina, che è composta da tessuti disintegrati, prodotti dal metabolismo dei corpo. Il brodo di manzo, perciò, è un veleno che intossica. Non ha proprietà nutritive; il suo uso non è mai indicato; né ha la capacità di aiutare i malati deboli o i convalescenti.

Bouchard scoprì che aggiungendo la carne nel regime dietetico, la tossicità dell'urina aumentava del 50%, e se la dieta consisteva interamente di carne, la tossicità aumentava dei 400%. Sterling scoprì che mangiare carne aumentava il contenuto di acido urico dell’urina da tre a dieci volte. Alla luce di questo, è da ricordare che l'acido urico, in combinazione con altre tossine, è considerato da molti ricercatori il più attivo di tutte le sostanze che producono le malattie.

Un tempo si supponeva che la carne fosse particolarmente salutare nella cura della tisi. Qualche anno fa un tedesco entusiasta fondò un'istituzione col proposito di nutrire i tisici esclusivamente con la carne, usando principalmente carne cruda. L'iniziativa fallì in sei mesi.
La carne si decompone nel tratto digestivo; il veleno risultante viene assorbito e il sangue contaminato, con risultati disastrosi. Questa è la principale causa che predispone al cancro, alla tisi e ad altri tipi di anormalità.

Gli esami post mortem, fatti in centinaia di casi al Phipps Institute di Philadelphia, hanno dimostrato che l'86% di tutti i malati di tisi avevano anche i reni malati, e in uno stadio abbastanza avanzato. L'indebolimento dei reni è, infatti, fra la cause più comuni di morte nella tubercolosi polmonare. Ed è sempre la carne ad essere in genere responsabile dei morbo di Bright e di altre disfunzioni renali.
"Nella dieta di frutta, noci e verdure, i malati di cancro hanno nelle loro mani i mezzi per liberarsi largamente, se non interamente, dalla paura che accompagna questa terribile malattia. lo l'ho verificato molte volte nella mia esperienza, e nella cura di questa malattia mi si è aperta una porta ancora più ampia da quando ho conosciuto il valore di una dieta simile". (George Biack, M.D.).
Il cibo animale, l'abuso del quale si fa ogni giorno più grande, non è un cibo in nessun senso, ma un veleno continuo". (Prof. Dr. Huchard).
Se non fosse per la carne, noi dottori avremmo poco da fare. - (Dr. Allison, esperto in alimentazione).

Per più di un centinaio di anni, i medici ostinatamente sostennero che una dieta composta principalmente di carne, era essenziale per la cura vittoriosa dei diabete. Di questa assurda teoria Trall osserva: “Io non posso qui fare a meno di alludere ad un perfezionato regime dietetico che è stato recentemente proposto dall'Accademia francese di Medicina, e discusso nel giornali di medicina di questo paese, per la cura della malattia chiamata diabete. Questo miglioramento consiste nel nutrire il paziente con la carne di animali carnivori - gatti, cani, volpi, ecc.. E allo stesso scopo di vincere il pregiudizio che la mente o il palato dei paziente potrebbero avere contro l'alimentazione al sangue, si propone poi di condirla abbondantemente con brandy e spezie. Tali scoperte nella scienza medica hanno il potere di portarci indietro nel Medio Evo, piuttosto che condurci a dei risultati utili nel futuro". - (Il corretto cibo dell'uomo).

Ancora abbastanza recentemente era usuale per i medici nutrire i diabetici quasi esclusivamente con la carne. Questa è una ragione per cui questi malati non guariscono mai. I dottori "senza farmaci" hanno provato che, una dieta di carne peggiora la malattia, aumenta la presenza di zucchero nell'urina e, comunque, peggiora lo stato del paziente.

Una dieta di carne magra è stata a lungo considerata benefica nel casi di obesità. Ora è noto che in simili casi di anormalità c'è una tendenza a sviluppare il diabete, e questo aumenta mangiando la carne. Commentando i pericoli nel mangiare la carne magra, Hindhede disse: “Noi abbiamo provato anche a vivere di sola carne. Ma dopo esserci nutriti di carne magra, cotta o arrostita, tre volte al giorno, In soli tre giorni stavamo così male che nessuno di noi volle continuare. Quale fu la causa? Dunque, quando gli intestini sono pieni di carne magra, il risultato è la putrefazione, che si manifesta in diarrea e feci maleodoranti. Attraverso questo processo sono probabilmente prodotte delle tossine, che una volta assorbite, causano un avvelenamento. Una dieta di sola carne magra è velenose per l'uomo, non ci sono dubbi su questo".
Hindhede ha condannato anche le uova e il latte con queste parole: “ClO' CHE E' STATO DETTO SULLA CARNE E'VALIDO PER LE UOVA E IN PARTE PER IL LATTE”.

Il beri-beri, lo scorbuto, il rachitismo e la pellagra sono malattie da deficienza, e spesso risultano dal mangiare troppa carne. Tutti i tipi di carne mancano di molti elementi che il corpo deve avere per costruire dei tessuti sani. La carne è molto carente di vitamine e di sali di calce. D'altra parte, la frutta fresca le bacche e le verdure sono ricche sia di vitamine che di sali, e mangiandole si assumono tutte le vitamine e i sali di cui il corpo ha bisogno.
Qualche anno fa uno specialista dello stomaco fece trasalire il mondo della medicina affermando che "l'ulcera dello stomaco è una malattia di chi mangia la carne”. Il cancro dello stomaco e degli intestini ha origine dalla stessa causa - quando non è prodotto dalla vaccinazione o dalla inoculazione.
Il 75% delle malattie più terribili di cui soffriamo, sono in pratica avvelenamenti causati da cibi non naturali. La natura dice, in un modo che non può essere frainteso, che l'uomo è un animale frugivoro e non carnivoro". - (Alexander Haig M.A.,F.R.C.P.).

Quei mangiatori di carne, che sono troppo deboli per abbandonarne l'abitudine, e quelli i cui dividendi dipendono dall'industria che inscatola la carne, sono sempre pronti a fare una grande pubblicità ad ogni informazione che sembra aiutare la loro causa.
Molte persone credono che per avere forza e vigore è necessario mangiare carne rossa. Sembrano dimenticare che i buoi e gli elefanti prendono la loro grande forza e il sangue dall'erba e dalle foglie, ricche di vitamine, di calcio, di ferro e di altri sali minerali. I deboli, i magri e gli anemici, invece di nutrirsi di fegato di vitello e di olio di fegato di merluzzo, dovrebbero trovare i cibi vitali nel regno vegetale, per la mancanza dei quali il loro sangue sta morendo di fame e il loro corpo si sta ammalando.

Le informazioni relative al rischi nel mangiare la carne, dovrebbero essere sufficienti a ridurre di molto il consumo della carne. Ma se i rischi si limitassero solo a quanto scritto sopra, l'argomento sarebbe di così poca importanza da ricevere poca attenzione da parte nostra.
E' stato recentemente dimostrato da Moore, nei laboratori di Fisiologia di Harvard, che una dieta di carne causa un'accelerazione dei battito cardiaco sorprendente per velocità e durata.
Dopo un pasto di carne, l'aumento dei battiti cardiaci va regolarmente dal 25 al 50% sopra il livello rispetto al digiuno, e persiste, in soggetti sperimentali, da 15 a 20 ore, raggiungendo un totale di molte migliaia di battiti in più.
Moore mostrò che un pasto di proteine causa un sovraccarico di lavoro per il cuore, che è paragonabile, in estensione, all'attività totale del cuore di due o tre ore; ciò ha portato Moore ad affermare che una dieta con molte proteine è incompatibile coi riposo cardiaco.

La carne, scendendo nello stomaco e nelle budella dell'uomo, è come se giacesse sotto il sole estivo al margine della strada, e ciò di certo causa danni maggiori di quanto sia mai stato detto o scoperto.
Uno dei prodotti della carne decomposta è l'urina, e non ha importanza se la carne si è decomposta nello stomaco, nella pentola o dal macellaio. I prodotti secondari della carne decomposta passano nel sangue dei consumatori di carne, e devono essere filtrati ed eliminati dai reni come uno scarto velenoso, che serve solo ad indebolire il corpo e a logorare i reni, portando al morbo di Bright e ad altre malattie renali.

La carne, scendendo nel tratto digestivo che è di una bellezza teatrale, dipinto con tutti i colori di una bambola di cera, forma uno dei veleni più mortali che i chimici abbiano mai conosciuto, e dà al respiro un odore nauseante che si tenta di correggere masticando caramelle e gomme profumato. Il dentista dica che il cattivo odore proviene dal denti malati, mostrando quanto abbia ancora da imparare.
Quando il sangue diventa così contaminato da questi veleni, la pelle viene in suo soccorso e, in un processo di emergenza, crea un'eruzione; i dottori possono definirla morbillo, varicella, eczema, e così via, e cercano di "curare la malattia” con altri veleni sottotorma di farmaci e sieri.
Non c'è da stupirsi se il grande Metchnikoff, dopo una vita di studi sull'argomento, abbia dichiarato che la putrefazione alimentare sia responsabile della morte prematura, che è causa di tutte le malattie, perchè questi pericolosi veleni passano dal canale alimentare nella linfa e nel sangue, e da questi sono condotti in tutto le parti dei corpo - il fegato, i polmoni, i reni, il cuore e il cervello.

L'origine di tutte le malattie giace nella putrefazione alimentare, disse Metchnikoff. Qual è il rimedio sicuro? La rimozione della causa, non l'uso di farmaci, sieri e bisturi.
Molti studi sperimentali hanno indicato che mangiare carne causa la nefrite cronica. Il professor Newburg, dell'università dei Michigan, ha dichiarato che una piccola porzione di proteine della carne, come il 20%, porta ad un logoramento dei reni.
Le esigenze dell'ultima guerra sono servito a dimostrare il valore di una dieta poco proteica. Maiali e bestiame furono uccisi in Europa con lo scopo di conservare le provviste di cibo, e le popolazioni si nutrirono per un certo periodo soprattutto di frutta e verdura. Il risultato fu una riduzione di un terzo della mortalità, oltre a una grande riduzione delle malattie. Alcune malattie come il diabete, l'obesità, la gotta, i disturbi digestivi, i problemi dei fegato e dei reni e altre malattie dei l'alimentazione sparirono quasi completamente.
La gente rovina la propria salute mangiando carne, poi paga i dottori per farsi curare i sintomi che provengono da questo abuso. Molti medici ignorano la causa che si nasconde dietro i sintomi di alcune malattie, perché anche loro mangiano liberamente la carne come molti dei loro pazienti, e soffrono e muoiono prematuramente per la stessa "malattia”.

Fonte: Disinformazione.it

2008-12-05

Conmovedora acciòn de canino

2008-11-27

Bird Flu: A Virus of Our Own Hatching

"Greger’s superb story-telling ability makes every page of the book interesting and fascinating for both specialist and layperson...Numerous quotes, pretty illustrations, vivid titles and clear writing make reading really a pleasure...Dr. Greger's simple and practical suggestions are invaluable for both nation and individual...Greger’s book is the best of its genre and deserves to be read by anyone who is concerned about human and animal health. This book is a must read for government and enterprise officials who are advocating and advancing poultry industry standards...I highly recommend it."
—Noted virologists Chengfeng Qin and Ede Qin (Chinese Academy of Military Medical Sciences State Key Laboratory of Pathogen and Biosecurity) in their review in Virology Journal

You can read the entire book on this site:

http://birdflubook.com
2008-11-26

American Meat Exports - What price human health?

SALMONELLA SURPRISE
The export of disease-ridden American meat products issued with false export certificates is becoming increasingly common. Veterinarians in charge of federal meat inspections acknowledge they are being pressured by the Department of Agriculture into falsifying records. This web of deceit may pose a significant health-risk to foreign consumers.  In letter to USDA Secretary Dan Glickman from the National Association of Federal Veterinarians, the NAFV charges that a veterinarian was recently "disciplined and forced to retire" for refusing to yield to corrupt pressure. According to a report (19 Nov) in the Des Moines Sunday Register, the veterinarian refused to certify cattle as coming from disease-free farms when this wasn't the case.  In its letter to Glickman, the Association notes that "there has been a longstanding practice of (the USDA) requiring the signing of veterinary export certificates prior to the product even being produced."   William Hughes, a lawyer for the group, noted that other veterinarians risk discipline for refusing to sign "even the most outrageous and obviously false statements".   In an internal memo of the Food Safety and Inspection Service, Mark T. Mina, deputy administrator of FSIS, detailed violations of health regulations: poor handling, bad hygiene and grossly inadequate sterilization techniques. These violations included "direct carcass contamination from careless dressing procedures." During careless dressing, stomach contents and faeces can be scattered through the carcass of the butchered animal, contaminating it with E. coli and other bacteria.    E. coli is a dangerous, potentially lethal strain of bacteria that can cause bloody diarrhea and dehydration. Infection with E. coli can lead to kidney-failure, coma and even death.

British Meat Ingrediants List

"...rat feces; cow urine; cow pus; tranquilizers; ground up cow heads ('puke heads' contaminated with hair, dirt, and ingest); chicken and cow manure (a 'beef  fattener' with e-coli contamination) ; 'rendered' cows and sheep (recycled animal parts, diseased 'downers' and road kill added to animal feed); euthanized animals from human societies, etc.; growth steroid hormones (fatteners); radioactive isotopes; antibiotics (disease controllers); pesticides; herbicides; insecticides; larvicides; lethal euthanasia drugs such as sodium penabarbitol; a host of diseases from the cow, including pneumonia, bovine aids and perhaps mad cow chemicals like phosphorous to mask putrefaction; various carcinogenic chemicals, including dioxin (one of most deadly known chemicals, also present in Agent Orange)..."

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This pig was not properly stunned before her throat was cut. She struggled so violently that she slipped her shackles and fell into the blood pit below. The slaughterman laughed as he shackled her back up. She was disembowelled, cut into pieces and packaged for the supermarket shelf.

A recent Viva investigation revealed that tens of millions of animals killed each year in British abattoirs regain consciousness before they die. Our fellow creatures experience the terror of hanging upside down in shackles and staring into the blood pit below as their life-blood drains away.

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PAIN FOR PROFIT

For a moment, imagine what it feels like to hung up and unable to move because one's body has been paralysed by a severe electric shock. Imagine next what it feels like to be butchered by having one's throat cut - while one is still fully conscious.

Pigs are gentle, sensitive, intelligent and highly social creatures. They are functionally equivalent - both in their intelligence and capacity to suffer - to human infants and toddlers. The British meat industry kills about 15 million pigs each year. The full horror of their gruesome deaths defies easy description.

Slaughter first involves 'stunning'. This is followed by throat-slitting. Throat-slitting is also called 'sticking'. The terrified animals are usually stunned electrically by placing tongs on either side of the neck behind their ears.

In many cases, the 'stunning' is inadequate. This is because the tongs are not held in place for long enough. In numerous other cases, the tongs are 'incorrectly' placed. Typically, the voltages used are insufficient. In consequence, many pigs regain consciousness during bleeding-out, or even before throat-slitting. Thus our victims die agonised and terrified deaths.

British Meat and BSE
 

One of the less charming traditions of the UK meat industry has been to force herbivores to cannibalise the remains of their butchered companions. The consequences have been gruesome for animals and people alike. By promoting enforced cannibalism, UK agribusiness and the meat trade have unleashed the human analogue of bovine spongiform encephalopathy on the population at large.  Prion-based diseases have long incubation periods. These may extend two decades or more. The likely toll of future human victims of Creutzfeldt-Jacob Disease (CJD), the human variant of BSE, is unknown.

Bovine Spongiform Encephalopathy (BSE) has been dubbed "Mad Cow Disease". This is because of the signs of extreme distress and disordered gait which its victims display before death. BSE is a neuro-degenerative disease of cattle. BSE is invariably fatal. Its immediate cause lies in mysterious infectious proteins called prions.  Prions behave as infectious agents. Yet they are 100 times smaller than viruses. Their mechanism of replication is still unclear. All the prion diseases - new-variant-CJD is only the most notorious - are associated with the accumulation in the brain of an abnormal and protease-resistant isoform of the prion protein, PrP.  The British outbreak of BSE struck down around 160,000 cows in 1980s and 1990s. Long before conclusive proof became available, strong circumstantial evidence pointed to the macabre cost-saving practice of mixing the remains of sheep - including brains and bones - into cows' feed as the cause of the deadly syndrome.  In collusion with the British meat industry, however, the Meat and Livestock Commission ('MLC') and the Government continued to deny the possibility of species-to-species inoculation posing a threat to humans. Official denials and smear-tactics against opponents persisted long after the potential danger of eating the remains of infected animals became known to researchers.

Source: britishmeat.com

2008-11-22

Quote Linda McCartney

2008-11-14

L’Orrore è in Vetrina. E’ Minuscolo e Scodinzola




Metà novembre 2008, campagna intorno a Pecs (Ungheria). Notte.

Fa freddo, nel vecchio capannone di fianco alla cascina. Fa tanto freddo, ma quello che colpisce è l’odore. Dentro uno degli scatoloni di cartone, allineati sul pavimento sporco, una giovane mamma si lamenta piano. E’ sfinita, non solo per il recente, ennesimo parto, ma soprattutto perché ha avuto poco da mangiare. Non ha quasi più latte, e cerca di calmare leccandoli i tre piccoli che cercano disperatamente calore e nutrimento. Gli altri quattro hanno smesso di muoversi già da un po’, e stanno diventando rigidi. Tutto intorno, sotto il tetto di lamiera, si sente uggiolare sommessamente nel buio. La giovane mamma non è da sola, ce ne sono molte altre come lei.


Metà dicembre 2008, soggiorno di un appartamento signorile nel centro di una grande città del nord Italia. Pomeriggio.

La bambina saltella e ride felice, non sta più nella pelle. Conterà i giorni, da adesso. Il padre la guarda sorridendo, e la gioia per quello che vede gli fa dimenticare i dubbi e le preoccupazioni. Certo, sarà un impegno che coinvolgerà tutta la famiglia, pensa. E gli sembra già di sentire le lamentele della moglie, per il pelo sui tappeti, per qualche cosa di rosicchiato. Ma piacerà a tutti, ne è sicuro, e comunque basta guardare il modo in cui brillano gli occhi della piccola, per capire che ne vale la pena. Tra l’altro, ha concluso un ottimo affare: a quel bel negozio di animali sotto casa, quello dove tanti bambini spiaccicano il naso sulle vetrine per vedere meglio, arriveranno i cuccioli giusto per Natale. Quella razza così carina, non gli viene in mente il nome, quei batuffoli che si vedono anche nella pubblicità. Ne ha prenotato uno a quasi metà prezzo rispetto a quello dell’allevamento dove aveva telefonato prima, e che oltre che caro era pure scomodo da raggiungere perché ci voleva un’ora e mezza di macchina. Meglio di così.

22 dicembre 2008, zona dell’ex confine Italo-Sloveno, sull’altipiano del Carso, sopra Trieste. Prime luci dell’alba.

L’autostrada è semideserta, e l’autotreno corre veloce. L’uomo al volante, che quel viaggio lo ha fatto molte volte, pensa che è incredibile essere già in Italia. Poche ore ancora, e farà la consegna. Passare per Maribor e Ljubljana, in modo da evitare la Croazia, allunga un po’ il giro, in effetti. Ma la ricompensa per il tempo perso è l’assenza di frontiere, e di controlli doganali. Visto il carico che trasporta, è decisamente meglio così. Certo, le carte sanitarie e i documenti, a prima vista, potrebbero passare per buoni, ma una verifica approfondita farebbe venire fuori problemi seri. Soprattutto perché, durante l’ultima sosta, ha dato un’occhiata dentro il cassone, e si è reso conto che i guaiti e i lamenti sono molto calati di intensità. I tranquillanti hanno fatto effetto, sicuramente, però tra i mucchi pulsanti di esserini pelosi, ammassati in gabbie che riempiono fino al soffitto il gelido vano merci, tanti sono troppo immobili per essere semplicemente addormentati. Spiegare il motivo per cui sta trasportando decine di piccoli cadaveri sarebbe difficile. Scuotendo la testa, spera solamente che non siano più della metà come l’ultima volta. La sua percentuale calerebbe parecchio.

Vigilia di Natale, magazzino sul retro di un pet-shop, centro di una grande città del nord Italia. Mattina.

I due uomini sorridono soddisfatti. Uno indossa un camice, e ha appena finito di fare numerose iniezioni. Dosi massicce di gammaglobuline e cortisone, per lo più. E’ un veterinario, e procurarsi i farmaci per lui non è un problema. Guarda l’altro, che sta sistemando i cuccioli in vetrina. Ha fatto un buon lavoro, sono vispi e saltellano giocando tra loro. Saranno irresistibili, e per qualche giorno reggeranno tranquillamente. Peccato per quello, già pagato al trasportatore, che ha avuto la crisi di convulsioni e diarrea emorragica proprio l’ultima notte. D’altronde, a poco più di trenta giorni di vita, il sistema immunitario è quello che è. Ma pazienza, erano poche decine di euro, e comunque meglio che sia morto nella sua gabbietta sul retro. Fosse stato male mentre era in vetrina, avrebbe spruzzato sangue dappertutto. Con quelli che verranno venduti sarà comunque realizzato un guadagno esponenzialmente maggiore della spesa. Si congeda dall’altro uomo, che ha molto da fare. Oggi ne consegnerà parecchi, e incasserà tanto denaro. Tra gli altri, nel pomeriggio, ha appuntamento con un signore molto simpatico che ha una meravigliosa bambina bionda, e che vive lì vicino.

Fine dicembre 2008, una cameretta colorata di un appartamento signorile nel centro di una grande città del nord Italia. Sera.

La bambina sta gridando. Grida con tutte le sue forze, uno strillo lacerante interrotto solo a tratti dai singhiozzi. E’ sporca di sangue, come gran parte del pavimento vicino alla cuccia. I genitori cercano di calmarla, abbracciandola, ma sono molto scossi anche loro. Il cucciolo ha smesso da poco di contorcersi dal dolore, e di guaire forte. Adesso è fermo, e non respira più. Le violente scariche di vomito, e l’emorragia, almeno sono finite. Nei giorni precedenti, quando aveva cominciato a stare male, il veterinario del negozio di animali era irreperibile, così come il gestore. Chiuso per ferie. Nella clinica dove si erano precipitati erano stati effettuati esami, e somministrati farmaci. Stavano per portarcelo nuovamente la mattina dopo, per tentare un’ultima disperata terapia, ma ormai è troppo tardi. Sotto choc, la bambina passa lo sguardo, gli occhi sbarrati e spenti, dal corpicino ai suoi piedi alle luci intermittenti dell’albero di Natale nella stanza accanto. Il suo pianto si fa più debole, senza smettere, e assomiglia sempre di più al tenue lamento di una cagnolina sfinita, magra e tremante che sta in una scatola di cartone, mille chilometri più a est. Dove fa freddo. Tanto freddo.

Oggi.

Che cosa è l’orrore? Difficile dare una risposta. In un tempo come quello che stiamo attraversando, probabilmente ce n’è troppo, intorno a noi, perché sia possibile attribuirgli dei connotati definiti. L’orrore ha mille facce, mille volti spesso rassicuranti dietro i quali nasconde bassezze e abiezioni inimmaginabili. Per quello che può valere, cercheremo di svelarne almeno uno, di renderlo il più evidente possibile, nella speranza che la consapevolezza possa divenire uno strumento di difesa per coloro che potrebbero rischiare di incontrarlo.
Non si vede come sia possibile definire senza utilizzare termini come “orrore” e “crudeltà” un traffico di esseri viventi, nati da pochissimo, indifesi e deboli, la cui convenienza viene freddamente e vigliaccamente calcolata sui sentimenti e sulle emozioni della gente. Traffico che in gran parte dei casi vede come conclusione malattie terribili e morti atroci, di cuccioli troppo piccoli, e traumi psicologici pesanti, spesso subiti da bambini.
Storie spaventose, come quella che abbiamo raccontato, sono già successe, succedono, e succederanno, tante volte. Proviamo almeno a informare, a spiegare, a far conoscere. Se grazie a questo se ne potrà evitare anche una sola, ne sarà valsa la pena.

Il traffico di cuccioli dai cosiddetti “canifici dell’est” è una prassi ormai datata, che prospera nelle pieghe di una normativa insufficiente e di sanzioni inadeguate. La facilità con cui è possibile falsificare documenti e autorizzazioni sanitarie, e la carenza di controlli del dopo-Schengen, fa sì che questo vergognoso mercato nero di piccole vite sia e rimanga ricco e fiorente. Ungheria, Romania e Polonia sono i “produttori” maggiori.

Il meccanismo è agghiacciante nella sua efficienza. Cani più o meno di razza, selezionati approssimativamente, vengono utilizzati come stalloni e fattrici, trascorrendo l’intera esistenza in gabbie, malnutriti e isolati. Le cagne vengono fatte partorire a ogni calore, fino allo sfinimento, e i cuccioli vengono prelevati a circa trenta giorni di vita, ossia non appena necessitano di essere svezzati. Questo comporterebbe un costo per i cagnari (impossibile definire “allevatori” individui del genere), quindi i piccoli – col sistema immunitario ancora pressoché inesistente – vengono inviati con sistemi di trasporto disumani, senza la minima cura igienico-sanitaria, ai centri di distribuzione italiani, che forniscono i negozi. Dove vengono somministrati farmaci “dopanti” che permettono un periodo di apparente vitalità, indispensabile per la vendita. Eventuali vaccini, prima dei due mesi, sono inefficaci. La percentuale di cagnolini che muoiono durante i viaggi è di circa il 50%, secondo l’Ordine dei veterinari di Milano. Il numero degli animali importati così è spaventoso. Quelli che sopravvivono, sono nel migliore dei casi traumatizzati emotivamente, e tanto provati fisicamente, da avere la quasi certezza di crescere con problemi comportamentali e di salute di difficile gestione. Molte altre volte, invece, sviluppano in brevissimo tempo patologie virali di estrema gravità, come il cimurro e la gastroenterite da parvovirus, e sono destinati a morire dopo agonie atroci - a casa degli acquirenti.

Sette anni fa, questa terribile esperienza è capitata a una giovane milanese, Simona Mosconi, che di professione fa l’avvocato, e che ha deciso di provare ad andare fino in fondo. Nel ringraziarla della disponibilità, e della collaborazione nella stesura di questo articolo, proviamo a farci spiegare da lei la situazione, e cosa è possibile fare se si rimane vittime di questi vergognosi raggiri.

Avvocato Mosconi, nel 2001 Lei ha avuto il merito di aver promosso la prima azione legale importante, raccogliendo decine di denunce, contro l’importazione e la vendita di cuccioli dall’est. Come è andata a finire in sede giudiziale?

“In effetti la forza di quella denuncia è stato il numero di persone coinvolte. A tutte era in sostanza accaduto di acquistare nello stesso negozio un cane garantito come italiano, che nell’arco di qualche giorno, nel caso migliore di qualche settimana, era deceduto. Di questi cagnolini la maggior parte era stata acquistata, dal negozio di Milano, in un allevamento di Reggio Emilia che aveva venduto i cani come cani di importazione avendone peraltro le autorizzazioni. Quello che spaventa è il margine di guadagno: cuccioli acquistati all’est a 20-40,00 euro dall’importatore-finto allevatore vengono venduti a 70,00-100,00 euro al negoziante, che li rivende a 700,00-1000,00 euro al cliente finale, noi. In quel caso avevamo ottenuto, proprio in virtù del gran numero dei casi un sequestro preventivo sanitario dell’esercizio commerciale che è una misura che l’ASL adotta obbligatoriamente ove riceva denunce e comunicazioni dai veterinari, o dai privati, del fatto che dallo stesso esercizio/allevamento provengono cagnolini con malattie virali, in quanto è proprio una misura igienico-sanitaria. Questo fu un gran risultato. Poi è iniziato il processo che dal 2001 si è concluso nel 2007, la sentenza è di assoluzione, per carenza di prove, ma non ho ancora visto le motivazioni. Senz’altro però tutto ciò è servito credo a far emergere il problema , la possibilità di portare avanti la denuncia, e di farne un processo penale.”





Ci sono stati riscontri a livello legislativo, oppure ci sono speranze di una “stretta” nei controlli e nelle regole per il futuro?

“Riscontri a livello legislativo proprio sul punto dell’importazione non mi risulta ve ne siano stati, senz’altro è cosa positiva che sia stato accertato che i cuccioli debbano viaggiare solo al compimento del terzo mese, anche se poi questo viene risolto falsificando la data di nascita sul libretto.”

Sono ancora numerosi i negozi, e soprattutto i siti internet, che vendono cuccioli “di tutte le razze”, con tempistiche di consegna troppo rapide per non alimentare dubbi sulla liceità della provenienza e sulla cura degli animali. E se ci sono, significa che il “business” è ancora attivo e profittevole. Possibile che non si riesca a intervenire? Come vede la situazione attuale?

“Purtroppo la situazione è quella di un mercato nero ancora vivissimo, e per di più facilitato dal diffondersi di Internet; a tale proposito sconsiglio vivamente l’acquisto on-line sul sito del presunto allevamento, o anche quelli di privati su subito.it o italypet, perché non vi è alcuna garanzia sulla provenienza del cucciolo e sull’identità del venditore. Il quale si approfitta dell’inesperienza dell’acquirente, e dell’effetto emotivo del “cucciolo in braccio”: in alcuni casi il cagnolino così venduto è stato portato a casa e nel giro di 24 ore è morto. Cellulare del venditore staccato, impossibilità di reperirlo.
Purtroppo so che anche nella categoria dei veterinari, che sono i migliori consulenti di tutta questa problematica perché la stanno denunciando da anni, vi è qualche “pecora nera” meno seria che timbra libretti sanitari senza avere neppure visto il cucciolo e questo ovviamente agevola il mercato clandestino.
Sto portando avanti numerosi casi individuali, di privati ai quali è capitato di acquistare un cucciolo tramite Internet, o in finti allevamenti, e sto ottenendo buoni risultati con l’azione civile, forse meno eclatante ma senz’altro più facilmente percorribile.”





Cosa è possibile fare, legalmente, se ci si ritrova in una situazione del genere?

“I mezzi che la legge mette a disposizione per difendersi e per difendere i cani da questa tratta vergognosa ci sono ma alcune volte sono poco efficaci.
Le vie sono due: quella civile e quella penale.
Civilmente si può agire soprattutto prima dell’acquisto utilizzando prudenza e attenzione. Sarebbe auspicabile che tutti acquistassero cuccioli in allevamenti che trattano uno o al massimo due razze, ma mi rendo conto che per ora è un’utopia…quindi vorrei che almeno i possibili acquirenti si tutelassero facendosi mettere per iscritto dall’allevatore o dal commerciante la provenienza esatta del cucciolo e una data orientativa per la consegna del pedigree e verificando l’eventuale attribuzione di un numero di microchip presso l’anagrafe. In ogni caso, leggendo bene le clausole del contratto di vendita. Se c’è un veterinario interno al negozio, o associato ad esso, bisogna farsi consegnare un certificato di buona salute scritto, firmato e timbrato. Se il cane fosse già stato acquistato e si fosse ammalato, inoltre, bisogna ricordare che non è valido alcun obbligo di portare il cane a un certo veterinario. Anche se si fosse firmato un contratto di acquisto che preveda clausole vessatorie di questo tipo, non hanno alcuna validità in caso di emergenza sanitaria.
Un’altra clausola o prassi a cui non soggiacere, è lasciare il cucciolo malato al negozio credendo alle assicurazioni del commerciante “che se ne curerà lui”.
Dopo l’acquisto, se il cane si ammala occorre immediatamente comunicarlo al negoziante mediante raccomandata A/R; inoltre bisogna farsi certificare dal proprio veterinario la causa della morte. E’ anche opportuno, se possibile, far fare al cane un prelievo di sangue al primo segno di malattia, e farlo conservare dal veterinario.
Se si agisce in questo modo e si conserva la documentazione ad hoc, sarà possibile agire civilmente ai sensi dell’art. 1496 cod. civ. per ottenere la restituzione dell’intera cifra o di parte della cifra spesa (questo dipende dall’entità della malattia), e comunque il risarcimento delle spese mediche che spesso sono molto alte.
L’azione penale è più “di impatto”, ma decisamente complessa soprattutto se si trova ad agire un singolo individuo. Può essere promossa sempre nei confronti del commerciante o dell’allevatore se si hanno sufficienti elementi per ipotizzare la truffa o la frode in commercio, laddove sia stata garantita la vendita di un cucciolo di provenienza da allevamento nazionale (quindi con prezzo elevato), mentre è stato consegnato un cucciolo importato. Certo anche in questo caso occorre avere prove documentali del dolo del venditore (difficile da dimostrare), e sperare che il Pubblico Ministero incaricato dell’indagine sia sensibile al problema.
Altro caso più semplice è la denuncia alla Guardia di Finanza del commerciante o allevatore che non rilasci attestazioni di valore fiscale del prezzo percepito.
Anche al pedigree si sta attribuendo un valore giuridico di gran rilievo: vi è giurisprudenza che identifica nel pedigree la carta d’identità del cane e quindi un elemento oggettivamente rilevante nella vendita, e vi sono sentenze per cui l’assenza del pedigree promesso significa che si è venduta una cosa diversa da quella promessa: un grave inadempimento, quindi, che comporta la restituzione di almeno il 50% del prezzo (in alcuni casi anche l’80%). A questo proposito ricordo che è stato truffato (o comunque vi è stata una violazione del contratto di vendita) anche chi ha avuto la fortuna di portarsi a casa un cucciolo sano, o con pochi problemi ma che crescendo si è rilevato ben lontano dallo standard della sua razza. Questo a volte sembra poco importante a chi non ha velleità espositive o riproduttive: ma un cane di simil-razza, o di quasi-razza, si può trovare anche al canile, per di più gratuitamente. Facendo, inoltre, un’ottima azione”

Si avvicina il periodo delle feste Natalizie, e tradizionalmente sarà un momento “a rischio”, in cui molte famiglie potrebbero scegliere di regalarsi un piccolo amico a quattro zampe. A parte i consigli legali, cosa si sente di dire ai nostri lettori, Lei che è stata vittima in prima persona di questi traffici, per evitare che si avverino nuovamente troppe storie terribili come quella che abbiamo raccontato?

“Come detto, la prima precauzione è proprio quella di informarsi bene prima di acquistare un cucciolo; si può telefonare anche per una chiacchierata ad un centro veterinario per farsi suggerire la razza più compatibile con le proprie esigenze e l’allevamento migliore per quella razza. Comunque non bisogna avvicinarsi all’acquisto del cane senza la consapevolezza di quello che si fa. La scelta peggiore è quella di andare a caso sulla razza e sul venditore magari pensando di acquistare un cucciolo italiano, con pedigree, a poche centinaia di euro… il mercato dei cagnolini ha una domanda e un’offerta come ogni altro mercato e vi sono in Italia ottimi allevamenti ai quali rivolgersi, ma che chiederanno – giustamente - un prezzo piuttosto elevato. Se non interessa il pedigree ci si può rivolgere a un veterinario, sanno sempre di qualche cucciolata.”


Grazie all’impegno delle associazioni animaliste, e di persone come l’avvocato Mosconi, si è cominciato a parlare del problema, con qualche timido passaggio sui mass-media. Purtroppo, una buona occasione è stata persa recentemente: un servizio, andato in onda nella trasmissione “Le Iene”, ha definito il traffico “nuovo” (va avanti da molti anni), parlato di “migliaia” di casi (sono decine di migliaia, come minimo), e soprattutto non ha reso chiaro che i cuccioli di razza nei negozi non-vanno-comprati-mai. Perché se sono in un negozio, non vengono da un buon allevamento. Al contrario, è stato fatto sembrare che ci siano negozi affidabili più di altri, che i canifici-lager dell’est non siano responsabili, e - dulcis in fundo - l’unico consiglio al pubblico è stato “assicuratevi che il cucciolo che acquistate sia svezzato”.

Bene che se ne parli, ma l’informazione fatta così rischia di essere più dannosa che altro. Appare chiaro che il metodo più efficace, l’unico, per colpire queste disumane attività è la prevenzione. Lo ripetiamo: nessun allevatore serio, coscienzioso, e amante della razza di cui si occupa (una, al massimo due), utilizza i pet-shop, i siti internet, o le cosiddette – e riprovevoli - “fiere del cucciolo” (che sono state a volte pubblicizzate anche sulle reti Mediaset, che combinazione), per vendere i cagnolini. Mai, nessuno.

E’ da luoghi e iniziative come quelli che passano le sventurate creature dell’est, luoghi che fanno da rete distributiva e commerciale agli spietati speculatori di cui abbiamo parlato. Più in generale, è proprio il commercio di animali vivi, nel momento in cui vengono trattati come oggetti su cui lucrare, che dovrebbe essere oggetto di riflessione etica e magari di azione legislativa. Esporre cuccioli in vetrina, a rotazione, come merce qualunque, è inqualificabile di per sé. Non esiste un modo più o meno accettabile di farlo. In particolare riflettendo sul cinico sfruttamento dell’emotività umana davanti ai proverbiali “batuffoli con gli occhioni”. E sapendo, almeno chi avrà letto queste righe, che molti di questi batuffoli sono dei condannati a morte.

La grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali
(Mohandas Karamchand Gandhi)

N.d.R. MenteCritica prega di dare la massima diffusione a questo articolo. Inviatelo ai vostri amici o parlatene sul vostro blog. Se volete potete esporre questo piccolo banner per richiamare la nostra inchiesta.

2008-11-13

Starving Deer Dying, Abused on Sacred Island

A Miyajima deer May 2008

Happier times for deer on Miyajima May 2005

Saturday, May 24, 2008

Miyajima (or Itsukushima) is an island very close to Hiroshima city in Japan. It is a very famous tourist location in Japan and It's name literally means "shrine island". Miyajima is a UNESCO world heritage site and designated one of the top three scenic places in Japan. The famous shrine on the island, Itsukushima Jinja, is considered one of the holiest places in Japan.


There have been deer on the island for years and they were originally seen as divine creatures and were thought of as messengers from the gods of the shrine. During the second world war, because of food shortages, residents were forced to eat deer. At this time the deer population therefore declined but after the war it was decided to import more deer from Nara city to boost the population and increase breeding. Since then the population has grown and the deer have become almost as famous as the shrine itself.

When I visited last year, it was easy to buy food for for the deer at various places in the town. The deer were very tame and ate food from my hand. Many people visit the island, especially to see the deer and in the multitude of tourist shops, many deer souvenirs are still available.

However, recently, due to complains by residents, the local government decided to stop the sale of deer food on the island and to instruct visitors not to feed them. There are now signs all round the town warning of the supposed dangers of feeding deer. They have also claimed they want the deer to return to the wild. However, there isn't much grass on the island and the deer are still wandering around the town looking for food. Unlike other deer parks in other countries, there doesn't seem to be anyone responsible for managing the deer.

I recently became aware of this issue from a local volunteer group who in turn found out about it from a letter in a newspaper from a tourist. This person was shocked at the sight of weak and dying deer on the famous island. The group investigated the claims and found the deer on the island to be emaciated and ill. Their coats were in terrible condition (see profile picture) and they were desperate for food. They also saw dead deer on the beach.


There are many places in other countries which have faced similar problems with growing deer populations. Some people have advocated sterilization of deer and feeding programs located away from residential areas. Others have "culled" deer. In Miyajima the current approach seems to be to let the deer starve to death.


If you search for "Miyajima" and "deer" on the internet you may find information like "The deer are protected as divine messengers of Istukushima" shrine". This no longer seems to be true.

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Friday, September 26, 2008





I went to Miyajima again on the 13th of September, along with members of the volunteer group who are campaigning to help the deer. We spent about 3 hours on the island and fed deer at many locations, in and around the town. The deer are less in number now and are visibly thinner. They are desperately hungry and I could hear many deer whimpering at the sight of food. The photographs posted here are from that day and as you can see, some look very thin indeed and most of their coats are in poor condition.

The group visit Miyajima once a week to feed the deer, but despite this they don't feel this is enough to stop the deer from starving. They are encountering a lot of opposition from local people who often complain to officials when they visit the island. I was very impressed by the efforts this group make. In addition to feeding, they spend a lot of time picking up garbage, as the deer have recently resorted to eating plastic bags and paper in the absence of food.

The group are also very concerned about the treatment of deer from some local people. Although a few locals continue to feed deer in secret, others have been seen attacking deer. The group members have seen locals prodding deer with sticks and throwing stones at them (and on one occasion a broom) while tourists were trying to feed them. They have also heard reports about a local person breaking a deer's leg with a golf club. I saw one deer (pictured) with a damaged or broken leg. This deer is confined to the grounds of an abandoned building covered in trash, which they were trying to eat when we arrived.

The tourists on the island that day seemed very keen to pat the deer and have their photos taken with them but most seemed oblivious to their condition. Ironically, the tourist shops are still displaying and selling deer souvenirs. The deer are obviously still a big attraction for tourists and the local area has made a lot of money out of them.

The volunteer group have been in touch with various newspapers about the situation but unfortunately the newspapers don't have the courage to report this issue. In Japan, the relationship between reporters and government officials is very close, so the local press are very reluctant to talk about the abuse of animals, when the local government is implicated.
It's very frustrating for anyone who cares about animals to see this situation first hand and to realise that the general public aren't being informed about it.

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Thanks to the other poster who mentioned PETA. I had contacted them a while back but with no response. I contacted them again recently and they replied and told me they have contacted the mayor of the local government (Hatsukaichi city) and urged him to act. They have also posted an action alert about the problem.

I would urge anyone concerned about the issue to contact UNESCO to complain about Miyajima's status as a world heritage site and to add their name to the online petitions on the volunteer group's website:

wh-info@unesco.org (UNESCO world heritage committee email)

http://miyajimanosinjitu.web.fc2.com/ (volunteer group website)

Source: http://itsukushima.blogspot.com
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From PETA website:

URGENT: Starving Deer Dying, Abused on Sacred Island

Miyajima (Itsukushima Jinja), near the coast of Hiroshima, is known as "Shrine Island" and is considered one of the holiest places in Japan. Tourists from all over the world flock there every year. Deer, indigenous to this island, have come to rely on the public to feed them—a longstanding tradition that was encouraged for years. However feeding has now been prohibited by authorities, and the deer are now reportedly starving to death. Apparently survivors are in terrible shape and so desperate for food that they are eating plastic bags and other hazardous items. Sources claim that island residents are attacking animals who venture into town in search of sustenance. We're also told that many deer have been quietly trucked away, their fates unknown.

PETA sent a letter to government officials urging them to implement immediate relief measures so that deer will receive the sustenance that they require while effective, humane, and long-term measures to control their population are weighed—but we have not heard back. Kind local citizens attempting to help these animals are reportedly facing steep opposition. Please politely ask the following officials to act immediately so that the remaining Miyajima deer will not starve to death or suffer abuse at the hands of those inclined to harm them.

Correspondence must be polite and respectful, or our campaign will suffer.

The Honorable Katsuhiro Shinno
Mayor of Hatsukaichi City
1-11-1 Shimohera, Hatsukaichi City
Hiroshima Prefecture 738-8501
JAPAN
011-81-829-32-1059 (fax)

The Honorable Yuzan Fujita
Governor of Hiroshima Prefecture
10-52 Motomachi, Nakaku, Hiroshima City
Hiroshima Prefecture 730-8511
JAPAN
011-81-82-224-4747 (fax)
teigen@pref.hiroshima.lg.jp

Embassy of Japan in the United States
2520 Massachusetts Ave. N.W.
Washington, DC 20008
202-328-2187 (fax)
jicc@embjapan.org

Christine Dolce Forbids Fur


Christine Dolce, aka "ForBiddeN," is a woman of many talents. Not only is she a model, make-up artist, actress, and clothing designer, she is also most likely your friend on MySpace! (That would be a pretty good guess, considering that she has almost 2 million friends!) One thing that you might not know about Christine, however, is that she is a huge advocate for animals.

Last winter, Christine posed for our "Fur Is Dead" campaign to show the world that fur belongs on animals, not on the backs of fur hags.

PETA agree with Christine: Fur on your collar is blood on your hands. Many people know that wearing a full-length fur coat is wrong, but they often forget about the fur trim that can be found on hoodies, cuffs, and gloves. Even a small amount of fur comes from a dead animal, so make sure you speak out against all the fur that you see this winter season!

www.peta2.org
2008-11-11

Donna Karan's Broken Promise Leads to Fashion Show Crash

Fashion designer Donna Karan unveiled her spring 2009 DKNY collection this Sunday at New York's Fashion Week. Of course, PETA was there as well.

PETA members took over the runway during the show wielding signs that read, "Donna: Dump Fur," and chanting, "Shame!" They were protesting because Karan used rabbit fur in her collection that is in stores now—despite her promise to stop using fur. The two protesters were quickly taken from the catwalk and arrested, but we're pretty certain that their message was heard loud and clear.

© Frazer Harrison/Getty Images

Meanwhile, outside the show, protesters who were dressed as bloodied rabbits held a demonstration with signs reading, "Rabbits Are Friends," "No Blood for Vanity," and "Real Designers Don't Hurt Animals."

Seriously, Donna. Breaking your promise, even when you know that to get the fur you use, fur farmers smash the rabbits’ skulls and then behead them and skin them – sometimes while they're still alive?

The words "cold" and "heartless" come to mind.

Posted by Carrie Ann Harris (www.peta.org)