Di tutti i crimini neri che l'uomo commette contro il Creato, la vivizezione è il più nero. (Mahatma Gandhi)
Factory farms are hellholes worldwide. They are all the same on the four continents, exactly like KFC’s or McDonald’s—if you’ve seen one, you’ve seen them all.
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2009-01-16

EU Announces Strict Ban on Dog and Cat Fur Imports and Exports

 Many people wish that all the chinese that lives on that disgusting trade will all die of hunger and with terrible suffering just like the dogs and cats they are skinning alive.

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On January 1st, 2009 has become effective the European Union ban on the import, export and trade of cat and dog fur .

The ban, spurred by international outrage about images of dogs and cats being callously killed for their fur, was passed by a unanimous vote of the European Parliament on June 19, 2007.

Italy, Denmark, Belgium, France and Greece individually banned dog and cat fur a few years ago, sparking a wave of public pressure for an EU-wide prohibition. In December 2005, EU Commissioner Markos Kyprianou pledged to ban dog and cat fur. A massive letter-writing campaign and petition drive followed, placing pressure on the EU to act quickly. The European Union currently has 27 members and several more in consideration for membership.

"Every year, the fur of millions of cats and dogs in China and other parts of Asia is made into garments and exported for sale in other countries," said Mark Glover, director of Humane Society International in the United Kingdom. "The ban will ensure that EU citizens are not unknowingly contributing to this gruesome and cruel practice."

In the late 1990s, Humane Society International and The HSUS conducted an 18-month investigation into China's fur industry. Evidence was obtained that the fur of dogs and cats were used to make garments that were exported to foreign markets. Investigators captured unsettling images that included a German shepherd dog being skinned alive in public view and cats being slowly strangled to death in front of their terrified cagemates.

HSI/HSUS investigators found garments made with dog or cat fur on sale in Australia, Europe and the United States; these were often falsely labeled (as other animals or even as "fake fur") likely because consumers would refuse to purchase the fur of companion animals.

The import, export and sale of dog and cat fur was banned in the United States in 2000 as a result of the undercover HSI/HSUS investigations, and Australia followed with its own ban shortly thereafter.

In China, a country which has no animal welfare laws, dogs, cats, raccoon dogs and other animals are openly and legally slaughtered often in cruel ways. China is the largest exporter of fur in the world.  By closing foreign markets for dog and cat fur, Chinese fur businesses will have fewer places to market their products.

It is hoped that this ban will push the Chinese authorities to initiate strong animal welfare laws and tough enforcement.

Source: HSUS

2008-12-10

Viaggio fra i Mercanti di Pellicce Cinesi

"Le nostre pellicce sono richiestissime in Inghilterra.
Non riusciamo ad uccidere abbastanza...siamo molto contenti!"

Seduti nel ristorante più alla moda, nella città dov’è cresciuto seguendo il padre allevatore, l’uomo conosciuto come Re dei conigli di Jiangsu, solleva un bicchiere di vino di riso proponendo un brindisi per tutti gli amanti delle pellicce che l’hanno aiutato a guadagnare quella fortuna. “Ai miei amici in Inghilterra” esclama sorridendo.

L’anno scorso sono stati uccisi un milione di conigli nell’allevamento Tan Jiyou's a Guanhu Town nella provincia di Jiangsu in Cina orientale; il più grande allevamento del paese, nel suo genere. Quest’anno prevede di assassinare circa due milioni di animali, mentre i suoi dipendenti faticano a tenere la mattanza al passo con la domanda dell’industria della moda. Nelle due ore di pausa pranzo che si concede il signor Tan, altri 600 conigli sono stati macellati e spellati nel suo allevamento a circa due chilometri di distanza; abbastanza pellicce per produrre inserti e bordature di 50 giacche da donna.
“Le nostre pellicce vanno dappertutto, ma in particolare c’è una grossa domanda in Inghilterra e Russia”, dice il signor Tan mentre s’abbuffa su una zuppa di coniglio al vapore, non certo una rarità a Guanthu grazie alla sua attività. “Non riusciamo a soddisfare la domanda. Siamo molto contenti di questo”.
Se compri una giacca con inserti di pelliccia in Gran Bretagna, dove la domanda di pellicce è triplicata negli ultimi tre anni, c’è buona probabilità che arrivi dall’allevamento di Tan. Non ci sono allevamenti in Gran Bretagna, grazie alle leggi in vigore dal 2003, ma non ci sono restrizioni all’importazione, a meno che si tratti di specie in pericolo. Le pellicce passano tranquillamente attraverso la dogana. Questo vale anche per le pellicce di cane e gatto.
Tre quarti degli abiti con inserti in pelliccia venduti in Europa hanno pelliccia che viene dalla Cina e il piccolo ma energico signor Tan ha un ruolo di primo piano in questo mercato.
L a vera origine della pelliccia tuttavia viene sempre nascosta. Per esempio una rifinitura di pelliccia fatta in Italia, verrà contraddistinta dall’etichetta ‘Made in Italy’, anche se la materia prima arriva da 5.000 miglia di distanza, dagli allevamenti cinesi privi di qualsiasi regolamentazione.

I conigli dell’allevamento Tan vengono al mondo a centinaia di migliaia per vivere infelici prima di essere macellati per soddisfare i mercanti di pellicce occidentali e quelli di carne cinesi e giapponesi. Vivono ammassati nelle gabbie senza luce, senza neppure lo spazio per girarsi su se stessi, in sei file sovrapposte, dentro capanni di cemento con il tetto metallico. A tre sei mesi d’età vengono appesi per le gambe su un nastro che li trasporta dove le lavoratrici li afferrano per le orecchie e con un colpo deciso di grosse cesoie gli tagliano la testa. I conigli scalciano e si dimenano per alcuni secondi dopo la decapitazione e vengono spellati al passaggio successivo, poco più in basso, dove li aspetta un secondo lavoratore.

Vicino al mattatoio il signor Tan si è fatto dipingere un gigantesco murale di conigli che giocano liberi nei campi in un ambientazione idilliaca con una pagoda su un lago.
La fiorente economia mondiale cinese, ha fatto enormi guadagni sull’esplosione della domanda di inserti di pellicce di coniglio e di stivali come quelli indossati dalla fidanzata di Wayne Rooney, Coleen McLoughlin – e imprenditori determinati come Tan stanno facendo enormi guadagni.

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Sette anni dopo aver smesso di lavorare in un’azienda statale, approfittando delle agevolazioni del governo cinese comunista, per rilanciare l’industria della pelliccia rurale, il Re dei Conigli è ben più ricco di quanto si era mai sognato.
In una citta con 50.000 abitanti dove la maggior parte delle persone si muove ancora in bicicletta e dove un contadino guadagna 250 sterline inglesi all’anno, Mr Tan guida una nuova Audi A6, con mega impianto stereo da cui esce musica pop giapponese, indossa abiti firmati e l’anno prossimo manderà suo figlio al college in Gran Bretagna.
Mr Tan – dentro le sue luccicanti scarpe di cuoio nero con l’emblema del coniglio di Playboy – insiste sul fatto di aver distribuito generosamente le sue fortune. Il 60 per cento dei conigli uccisi nella sua azienda sono allevati per sostenere economicamente povere famiglie locali, come quella in cui è cresciuto lui.

Ogni giorno, dozzine di motocarrozze e camion carichi di casse con i coniglietti ammassati arrivano alla fattoria di mr Tan: gli animali frastornati emettono gridi di dolore e lottano scalciando per un po’ d’aria. I lavoratori di mr Tan stanno ritti con le loro bilance ad arraffare qualche centesimo per ogni animale. 'E’ molto più conveniente per loro', chè guadagnano di più con i conigli che dal lavoro dei campi”, dice mr Tan.
Indicando l’affollata strada principale, riempita dai rumori delle moto e delle macchine giapponesi, il quarantatreenne signor Tan dice: 'Dieci anni fa non c’era nulla qui. Era un povero villaggio di contadini e biciclette. Oggi siamo una città ricca'.
La moglie di un allevatore che ha appena portato a Guanhu una cassa piena di conigli da vendere dice: 'Dieci anni fa si uccidevano i conigli solo per la carne e gli unici che si vedevano erano quelli selvatici nei campi'.
“Oggi sono tutti in gabbia e gli allevatori li vendono per la loro pelliccia. Tutti lo fanno. La Cina ha la più alta concentrazione antropica del mondo, presto avrà anche la più alta popolazione di conigli”.

E’ un modello che si è ripetuto dalla Cina orientale a quella settentrionale, dove migliaia di allevamenti da pelliccia sono comparsi nell’ultimo decennio, grazie a un’iniziativa attentamente orchestrata dal governo, per sfruttare il rilancio delle pellicce in Occidente.
Il Partito Comunista, che vede nel fermento delle campagne la più grande minaccia ai suoi 56 anni di soffocante strapotere, brama d’arricchire quelle zone povere gettandosi sul lucroso mercato della pelliccia, dominato un tempo dal Nord Europa e dalla Russia.
Nello stesso modo in cui si imposta sul mercato degli inserti, la Cina sta strangolando il mercato della pelliccia, sconfiggendo i suoi concorrenti con una invincibile combinazione di manodopera a basso costo, generosi aiuti governativi e assenza di regole.

Fingendomi mercante di pellicce, ho visitato allevamenti, aziende e mercati, per scoprire lo sviluppo di un commercio assai efficiente, che coinvolge milioni di allevatori dall’est al nord della Cina. Sono scene deprimenti che ne' gli acquirenti delle case di moda, ne' le aziende produttrici di inserti in pelliccia per il mercato inglese vedranno mai.
Le pellicce cinesi vengono comprate di solito attraverso agenti commerciali con sede a Hong Kong, migliaia di chilometri lontano da dove gli animali sono stati macellati.
I conigli sono solo una piccola parte di quella rivoluzione delle pellicce che sta soffiando in Cina. L’allevamento di volpi, visoni, procioni e gatti selvatici sta offrendo una nuova via d’uscita dalla povertà ai contadini, in una nazione di 1,3 miliardi di abitanti.
Nelle fattorie sparse per la triste zona industriale di Linyi nella provincia di Shandong, i contadini dividono il loro tempo fra tirare l’aratro a mano, preparare i campi e allevare visoni, volpi e procioni per la pelliccia.
Un contadino mi mostra fiero come negli ultimi due anni è riuscito a trasformare un appezzamento di nessun valore intorno alla sua fattoria, in una città di gabbie dove ha rinchiuso volpi e procioni. Le volpi madri sono prigioniere in gabbie putriscenti con i piccoli della cucciolata, nutriti due volte al giorno con una sbobba grigia. Li vicino, procioni e volpi argentate mostrano segni di grave stress, sbattendo la testa ripetutamente contro le sbarre delle gabbie in cui sono nate e in cui vivranno fino all’età di circa quattro mesi, quando verranno uccise per la loro pelliccia. Dentro a una gabbia all’angolo dell’appezzamento, una giovane madre volpe sta in atteggiamento protettivo davanti al corpo senza vita di un cucciolo di un mese, le zampe coperte di mosche penzolano dalla gabbia.
La pelliccia degli animali di questo allevamento viene portata alla Cuiwang Fur Company, alla periferia di Linyi. Qui ogni giorno vengono lavorate fino a mille pellicce, prima di essere portate al mercato di Chongfu, a un giorno di viaggio, vicino a Shanghai.
Il signor Ma Hongtu, direttore dell’impianto di processamento dove le pellicce sono trattate chimicamente, dice: ”Non vediamo mai i clienti. Le pellicce arrivano ai mercati dove i commercianti le comprano all’ingrosso, poi non sappiamo dove finiscono, a parte che molte vanno in Europa e Giappone”.
“Non abbiamo mai visto occidentali da queste parti, tu sei stato il primo ad arrivare. Qualche volta arriva qualche rappresentante. L’anno scorso è arrivato un cliente, per conto di qualcuno in Inghilterra e ha comprato 10.000 pellicce di coniglio in una volta.
Il cuore pulsante del nuovo mercato delle pellicce cinese è Chongfu, una città mercato con 100.000 abitanti a 100 miglia da Shanghai – dove un mercato all’ingrosso di pellicce è stato inaugurato quattro anni fa. Oggi che è il più grosso mercato di pellicce cinese, con un giro d’affari solo l’anno scorso da 130 milioni di sterline, Chongfu ha vissuto il suo boom economico assieme a centinaia di fabbriche di guarnimenti, specializzate in inserti in pelliccia sorte li vicino; oggi si fa chiamare Mondo della Pelliccia Cinese.

Più di 500 commercianti, alcuni viaggiano più di 1250 miglia per vendere le loro pellicce, espongono migliaia e migliaia di pellicce di animali allevati in cattività. Nelle strade che conducono al mercato, motocarrozze e camion s’incrociano avanti e indietro fra centinaia di pellicce di volpe, procione e coniglio stese ad essicare al sole.
Nonostante i quaranta e passa gradi dell’estate, insegne giganti con immagini di bionde donne occidentali avvolte nella pelliccia davanti ad un finto sfondo alpino, indicano il mercato lungo la strada polverosa.
Reggendo la pelliccia di una volpe grigia, del tipo usato da Jennifer Lopez nella sua contestata collezione, il grossista Wu Zhenyu (55), proveniente da Liaoning nella gelida Cina settentrionale, dice: “Aspettiamo il momento più freddo dell’inverno per uccidere le volpi, quando la pelliccia è più spessa. Quando li uccidi, la cosa più importante è non rovinare la pelliccia. Alcuni allevatori usano l’elettrocuzione, ma molti altri bastonano fino alla morte le volpi con un pezzo di bambù”. Gli chiediamo se ritiene crudele uccidere le volpi a bastonate, ride, alza le spalle e aggiunge ‘La gente si ammazza tutti i giorni. Questo non è crudele?’.

I prezzi qui contrastano enormemente con quelli sui cartellini di giacche e pellicce nelle boutiques occidentali. Per 500 yuan (circa 34 sterline/47euro) puoi comprare una pelliccia intera di volpe. La pelliccia di un felide maculato vale 260 yuan (17 sterline) mentre la pelliccia di un coniglio costa 18 yuan (1,20 sterlina).

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Comprare pelliccia di coniglio ha effetti ancor più inquietanti, visto che la maggior parte delle pellicce in commercio arriva da luoghi inaccessibili della Cina. Li si annida una spregiudicata e orribilmente crudele industria di pellicce di cani e gatti, che prima di essere esportati in occidente vengono falsamente etichettati come ‘conigli’, dice Andrew Baker.
Senza i costosi test del DNA, è praticamente impossibile sapere esattamente quale animale si indossa se si sceglie di comprare una pelliccia. Se tieni veramente agli animali e vuoi essere sicuro di non prendere una pelliccia che viene dagli allevamenti cinesi, l’unica cosa da fare è di comprare qualcosa senza inserti di pelliccia.

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Intanto, il Re dei Conigli di Jiangsu non si cura affatto di queste considerazioni. Si preoccupa di ottimizzare la produzione e di come uccidere e spellare abbastanza conigli per soddisfare la domanda di un mercato sempre più competitivo.
‘Tutti vogliono i miei conigli’, dice sospirando mentre pensa a come organizzare la logistica per raddoppiare la produzione . ‘E’ così difficile stare al passo.’

No Pelliccie – No Furs !!!!!!

Questi video sono  molto forti ma purtroppo è tutto quello che c’è sotto il commercio di pelliccie….

2008-12-07

Chinese Admit Adding Melamine to Pet Food is Common Practice

Reporters from the Chicago Tribune and the International Herald Tribune announced that the practice of adding melamine to food for pets is common in China and has been going on for years.

Factories in China use coal to create melamine, which is later sold to be used in plastics and as an industrial fertilizer. The leftover scraps of melamine, usually small chunks, are sold to local businesses who turn the chunks into powder and add it to animal feed to raise the nitrogen level of the feed. Since the protein content of the feed is measured by measuring the nitrogen levels in the feed this makes it appear that the feed has more protein in it than it actually contains. This also boosts the price that the Chinese businesses can charge, since retailers will pay more for "premium" food that contains more protein. One pet food manufacturer who spoke on condition of anonymity said ""If you add it in small quantities, it won't hurt the animals," and that he has been mixing melamine in his product for years.

There is almost no food safety and standards regulation in China, and factory workers and managers interviewed by the Western press admit that spiking pet food with melamine to boost the price is a common and widespread practice. While apparently this practice has been going on for a long time, investigators are still trying to find the cause of the 2007 crisis where pet food spiked with melamine killed thousands of pets and made thousands more critically ill.

In response, the FDA has banned all imports of pet food ingredients from China indefinitely. The Department of Agriculture started its' own investigation  when it quarantined 6,000 hogs around the country who tested positive for melamine after being fed salvaged pet food. It's reported that 45 people have eaten pork products containing melamine, but none have reported any serious illness as a consequence of the tainted food.
The recall started with pet food manufacturing giant Menu Foods, who produced food for most of the major pet food brands in the US. In sworn testimony before a Federal investigative committee the President of Menu Foods said that Menu Foods was aware of a problem with their food but did not issue a recall and in fact did not issue a recall until one of their customers, Iams brand pet food, told Menu Food that they had received complaints and that even if Menu Foods was not going to do a recall that Iams was planning one and would no longer do business with Menu Foods. Iams recall forced Menu Foods to go public with the information that there was a problem with the food they produced.

US pet owners, horrified by the lack of regulation that has led to the deaths and illness of so many beloved pets, have mobilized quickly thanks to an Internet campaign and the efforts of Senator Dick Durbin (D-IL) who has written legislation calling for more Federal oversight and regulation of the pet food manufacturing industry and has spoken out publicly calling for the FDA to do a better job inspecting food ingredients imported from other countries.

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2008-11-16

Il traffico di pelli di cane in Cina

Ogni anno questo terribile commercio causa oltre 2 milioni di vittime, tra cani e gatti. I più grandi allevamenti si trovano in Cina, specialmente al nord, dove la pelliccia degli animali, esposti a temperature rigidissime, cresce folta durante i freddi inverni.
Le condizioni degli allevamenti sono spaventose, e gli animali affrontano un vero e proprio calvario fino alla fine dei loro giorni. Molto spesso i cani e i gatti non provengono neanche dagli appositi allevamenti, ma sono cresciuti in piccole aziende a gestione familiare, dove vivono stipati in minuscole gabbie per poi morire in maniera agghiacciante davanti agli occhi dei loro compagni.

I cani vengono sgozzati e fatti morire dissanguati, oppure bastonati sulla testa. I gatti vengono spesso impiccati con cappi metallici.

In Italia l'allevamento, l’importazione e il commercio delle pelli di cane e di gatto è illegale (Legge 189/04 sui maltrattamenti degli animali).

Tuttavia bisogna prestare attenzione al fatto che, per nascondere la provenienza delle pelli ai consumatori, sull'etichetta (quando presente) vengono utilizzati pseudonimi e nomi di fantasia.

asian jackal
genette
asiatic racoonwolf
goyangi
asian wolf
housecat
corsak fox
katzenfelle
dogue of China
lipi
finnracoon
mountain cat
finnracoon asiatico
wildcat
fox of Asia
special skin
gae wolf
gubi
kou pi
lamb skin
loup d'Asie
nakhon
pemmern wolf
sakhon
sobaki
special skin




















2008-11-13

A shocking look Inside chinese fur farms


Skinned alive

When undercover investigators made their way onto Chinese fur farms recently, they found that many animals are still alive and struggling desperately when workers flip them onto their backs or hang them up by their legs or tails to skin them. When workers on these farms begin to cut the skin and fur from an animal's leg, the free limbs kick and writhe. Workers stomp on the necks and heads of animals who struggle too hard to allow a clean cut.
When the fur is finally peeled off over the animals' heads, their naked, bloody bodies are thrown onto a pile of those who have gone before them. Some are still alive, breathing in ragged gasps and blinking slowly. Some of the animals' hearts are still beating five to 10 minutes after they are skinned. One investigator recorded a skinned raccoon dog on the heap of carcasses who had enough strength to lift his bloodied head and stare into the camera.
Before they are skinned alive, animals are pulled from their cages and thrown to the ground; workers bludgeon them with metal rods or slam them on hard surfaces, causing broken bones and convulsions but not always immediate death. Animals watch helplessly as workers make their way down the row.


Living Hell

On these farms, foxes, minks, rabbits, and other animals pace and shiver in outdoor wire cages, exposed to driving rain, freezing nights, and, at other times, scorching sun. Mother animals, who are driven crazy from rough handling and intense confinement and have nowhere to hide while giving birth, often kill their babies after delivering litters. Disease and injuries are widespread, and animals suffering from anxiety-induced psychosis chew on their own limbs and throw themselves repeatedly against the cage bars.



Background

Undercover investigators from Swiss Animal Protection/EAST International recently toured fur farms in China's Hebei Province, and it quickly became clear why outsiders are banned from visiting. There are no regulations governing fur farms in China—farmers can house and slaughter animals however they see fit—meaning miserable lives and excruciating deaths. The investigators found horrors beyond their worst imaginings and concluded, "Conditions on Chinese fur farms make a mockery of the most elementary animal welfare standards. In their lives and their unspeakable deaths, these animals have been denied even the simplest acts of kindness."

Is there a Skeleton in your closet?

The globalization of the fur trade has made it impossible to know where fur products come from. Skins move through international auction houses and are purchased and distributed to manufacturers around the world, and finished goods are often exported. China supplies more than half of the finished fur garments imported for sale in the United States. Even if a fur garment's label says it was made in a European country, the animals were likely raised and slaughtered elsewhere—possibly on an unregulated Chinese fur farm.
Because a fur's origin can't be traced, anyone who wears any fur at all shares the blame for the horrific conditions on Chinese fur farms. The only way to prevent such unimaginable cruelty is never to wear any fur.